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27/05/2010

Maria Tibaldi-Chiesa e A. di Lario, Barbablu, favola narrata e cantata su tre dischi infrangibili Durium, musiche di Mario Mariotti, figurazioni di Nicola Benois, Durium, 1945

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Giancarlo Pavanello

 

Maria Tibaldi-Chiesa e A. di Lario, Barbablu, favola narrata e cantata su tre dischi infrangibili Durium, musiche di Mario Mariotti, figurazioni di Nicola Benois, Durium, 1945

 

La favola è notissima o era notissima [non so se venga ancora narrata ai bambini], di Charles Perrault [1628-1703]. Ridotta in tre pagine, in tre parti, in tre dischi, con tre illustrazioni. Un signorotto dalla barba turchina chiede in sposa una delle due figlie di una vedova, trovandole restie [per le brutte voci che corrono sulla sua vita poco chiara] invita le tre donne nel proprio castello, prodigando una settimana di feste, danze, divertimenti.

 

Una delle due fanciulle ne resta conquistata e accetta di sposarlo, dimenticando che, a quanto si diceva, le sue sei precedenti mogli erano tutte scomparse nel più fitto mistero.

 

Dopo un mese dal matrimonio, Barbablu la mette alla prova, deve assentarsi e fa promettere alla sposa di non usare mai la chiave d’oro della porta del “sottosuolo”: “e chi scoperto mai fosse in dolo/ l’ira paventi di Barbablù” [sic]. Ovviamente, secondo il luogo comune, la curiosità è femmina e la moglie va ad aprire: orrore… lugubri lamenti nelle tenebre… sei giovani donne simili a spettri chiedono aiuto, chiedono di essere liberate.

 

Sono le prime mogli, disobbedienti come la settima. Sentendo che il marito-mostro ritorna dal viaggio [in un’interpretazione corrente, è il primo serial killer della letteratura favolistica], la giovane donna fugge, chiude la porta ma si ferisce la mano, una goccia di sangue resta sulla chiave d’oro. Il marito scopre che l’ha disobbedito e la minaccia di morte, però acconsentendole un ultimo saluto alla sorella.

 

Assieme, le due donne chiamano in soccorso i due fratelli, entrambi moschettieri: “Sorella Anna, mia sorellina/ non vedi alcuno che s’avvicina?”. Arrivano e uccidono Barbablu trapassandolo da parte a parte con le spade [nell’illustrazione il cuore gli esce dalla schiena, infilzato come in uno spiedo].

 

Le sei spose, tratte dal sotterraneo, ritornano alla vita, le sette vedove ereditano le ricchezze di Barbablu e si risposano, vivendo tutti felici “senza più ansie né terrori”.

 

Da bambino, le “figure” di questo libro-album per dischi [ascoltati con un vecchio grammofono-radio] mi facevano molta paura, nella loro attenzione fiabesca ai costumi e alle ambientazioni del Seicento [il castello, il buffone di corte, le mogli spettrali], ma soprattutto l’ottima recitazione e le parti cantate [i lamenti dal sottosuolo, l’attesa dei soccorritori].

 

La caratterizzazione di Barbablu è particolarmente efficace [a parte la barba con un colore innaturale, i capelli nell’immagine in copertina ricordano le pettinature a cresta, un po’ punk, di tanti giovanissimi, con il gel].

 

Da adulto riascoltavo questi dischi e una volta li avevo registrati in una cassetta [a sua volta una tecnologia superata], per timore che si deteriorassero e che non si potessero più udire. Negli anni settanta davo a questa edizione una lettura politica: un’allusione al regime fascista e a Benito Mussolini e alla necessità della liberazione dalla dittatura.

 

Questa interpretazione potrebbe non essere una forzatura: l’armistizio con gli anglo-americani avviene l’8 settembre 1943, la “liberazione” il 25 aprile 1945, questo album di Barbalu è pubblicato nel mese di luglio dello stesso anno. Quando le due sorelle attendono gli aiuti dei soccorritori, a un certo punto vedono in lontananza un polverone sulla strada… ma è un gregge di pecore e agnelli, ossia la maggioranza che non lotta con la resistenza. Infine i fratelli moschettieri, nello stile “arrivano i nostri” dei fumetti “cow-boy” e dei film western che negli anni successivi tengono banco nei cinema italiani.

 

 

In generale, però, il significato della fiaba [l’originale e l’adattamento],  è chiaro, vero in ogni epoca, sia pure esprimendoci con linguaggi diversi : contro i mariti-padroni, contro i padri-padroni, per la libertà, a favore del diritto alla liberazione dall’ansia e dalla paura, la ricerca della felicità.

 

Commenti

Bello rivedere questi libri e fumetti antichi,complimenti hai bellissimi oggetti

Scritto da: luigia | 29/05/2010

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grazie. ho passato tre giorni nell'altra casa ma non ho trovato bambole o simili, con il tempo sono state disperse in traslochi o in spartizioni familiari. solo un orsetto che ho messo nel blog. di "femminile": indumenti, bigiotteria, pellicciotti [compreso un paio di volpi attaccate assieme sulla punta del muso, in perfetto stato di conservazione, credo che si usassero fino agli anni cinquanta] [ma questo mi fa una pessima impressione e non lo fotograferò: anche mia madre aveva maturato, poi, una sensibilità animalista]. altri oggetti: bottoni, eccetera. di curioso inserirò, invece, alcuni mutandoni da donna inizio Novecento, con piccoli ricami, e una camicia da notte da uomo dello stesso periodo. immagino che la tua collezione di bambole continui. risentiamoci.

Scritto da: Giancarlo Pavanello | 30/05/2010

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ciao...magari avessi anch'io una casa antca da esplorare!!!Sarei in paradiso.Si,la collezione di bambole continua e presto a Cremona ci sarà il mercatino del giocattolo l'epoca e non mancherò,cascasse il mondo.Mia figlia da Barcellona mi ha regalato una bambolina miniatra degli anni 20.ti mando la foto per posta...

Scritto da: luigia | 03/11/2010

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Ciao. molto è andato perduto nelle divisioni e nei traslochi [per esempio i giocattoli d'epoca]. Non rimane più di tanto: tengo di più al mio archivio personale, ordinatissimo anno per anno in appositi contenitori: dovrò decidermi a cederlo a una biblioteca o a una istituzione, fra quelle che finora mi hanno chiesto "materiali" di documentazione e opere. Quanto al resto [vari collezionismi]: il bello lo si ritrova anche in oggetti privi di valore venale. A volte è sufficiente passeggiare e curiosare nei mercati d'antiquariato e di modernariato. Se ti va di inserire in questo "ring" una foto della nuova bambolina della tua collezione puoi farlo, te ne ringrazio. Puoi inserirla direttamente oppure inviala come allegato al seguente indirizzo: g.carlopavanello@virgilio.it. Consiglio di darne una descrizione sintetica: oggetto così e così, datazione anche approssimativa o con un punto di domanda, provenienza.

Scritto da: Giancarlo Pavanello | 04/11/2010

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