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28/07/2010
Carlos Trillo e Domingo Mandrafina, Il Cavalier di Gommasgonfia, Mare Nero, 2000
Giancarlo Pavanello
Carlos Trillo e Domingo Mandrafina, Il Cavalier di Gommasgonfia, Mare Nero, 2000.
[La seguente nota è apparsa nel catalogo “letteratura ciclistica e libri d’artista”, AdB, 2002, in occasione della mostra collettiva, omonima, a cura mia, Biblioteca Civica Centrale, Venezia-Mestre, 9 ottobre – 9 novembre 2002, nel decimo anniversario dell’associazione ciclo-ecologista “Amici della Bicicletta” di Venezia-Mestre]:
“Testi del primo autore, disegni del secondo. Il titolo e la copertina costituiscono la sintesi di una storia a fumetti in cui un moderno Don Chisciotte con una scopa da spazzacamino al posto di una lancia, al servizio di un ‘re’ in camicia nera e dall’inequivocabile aspetto di un boss mafioso, accorre al suo richiamo per mettersi alla ricerca di uno scrigno rubato, contenente ‘potere’ e ‘grandezza’, ossia una polvere bianca che più avanti viene sniffata da Zelda, una ‘dea’ dell’Olimpo [un teatro], cantante e cocainomane, che ovviamente si mette a volare, e così via. Una fiaba per adulti fra l’horror e l’erotico, fra il grottesco e il disincanto. Con un aspetto non secondario e abbastanza raro: mentre di solito dominano eroi in motocicletta, in automobile, in aereo, o a cavallo nelle avventure anacronistiche, in questo caso il Ronzinante è una bicicletta, davvero protagonista, poiché è in grado di seguire il padrone in modo autonomo, come fosse viva, in apparenza fedele, in realtà traditrice, poiché si reca da ‘sua maestà’ e dai suoi accoliti a denunciare lo sgarro del cavaliere di Gommasgonfia dimentico della sua missione in un droga party con gli amici, con esecuzione mafiosa nel finale e con l’inaugurazione di un monumento alla bicicletta delatrice che, ora ce ne rendiamo conto, è il vero eroe dell’avventura, la vera eroina. [Un’annotazione sulla letteratura disegnata: le narrazioni a vignette e i personaggi che colpiscono l’immaginario, o vellicano la fantasia, non sembrano andare al di là di una produzione paraculturale d’intrattenimento, come i romanzi di facile lettura con tematiche d’attualità, effimeri. Gli episodi non prevedono sfumature, né psicologiche né concettuali, e il linguaggio che li intreccia, nella laconicità dei luoghi comuni, non ricerca la densità e lo spessore di un atteggiamento critico, sia pure nella fantasia più sfrenata.]”
conclusione della recensione anomala
[dopo una rilettura del fumetto]
Un trio di musicanti apre i sei episodi o vi si trovano coinvolti, fino al droga party, di cui trapela una vaga apologia, in tutta evidenza apparsi a puntate con un numero di otto tavole alla volta [otto pagine], successivamente ripubblicati in un albo: volgarità, disimpegno morale, erotismo allusivo al pornò esplicito, tutto questo vorrebbe esternare la visione di una società in sfacelo e priva di valori, senza tentare qualche alternativa. Il condimento prevalente è la fantasia, il lato onirico, il trip freudiano e surrealisteggiante, in un grottesco in cui, non a caso e con un’offensiva anti-ambientalistica, l’anti-eroe donchisciottesco è un ciclista, per di più tradito dal suo stesso mezzo di locomozione [un “cavallo” fedifrago]. I disegni in b/n sono di un maestro del genere, di facile comprensione per il pubblico: molto acute le fisionomie dei personaggi, vagamente tendenti alla caricatura.
La bicicletta sul piedestallo, diventata un monumento, non sarebbe là se non fosse un’eroina [nel doppio senso]: è un sostantivo maschile, si chiama “Silver”, il vero “eroe di questa avventura”, come dice il boss in camicia nera e cravatta chiara al momento dell’inaugurazione. Un intrattenimento in cui ci si astiene dal giudicare, optando, così, di fatto, per “sua maestà”, accettando il suo pensiero primitivo, esposto all’inizio: [il suo “scrigno del potere” racchiude un “tesoro” tenuto sotto chiave, gli è stato sottratto da “mani diaboliche”, vuole riaverlo e per riconoscerlo il cavaliere di Gommasgonfia deve sapere che “ […] contiene una polvere bianca, che pare talco e tuttavia talco non è. E’chiaro? E’ potere”. [Sembrano i pensieri più o meno segreti di alcuni uomini politici del giorno d’oggi].
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27/07/2010
Giancarlo Pavanello: poesie inedite [poesie-fumetti] [2006-2009], ixidem, 15 copie numerate e firmate [libro d'artista]
07:56 Scritto da: auro.lauro in libri d'artista, poesia visiva | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: poesia, poesia visiva, libro d'artista | OKNOtizie |
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24/07/2010
Robin Wood e Domingo Mandrafina, Savarese – una croce tra le spighe, Roma, Eura Editoriale – EURACOMIX, 2001
Giancarlo Pavanello
Robin Wood e Domingo Mandrafina, Savarese – una croce tra le spighe, Roma, Eura Editoriale – EURACOMIX, 2001.
[La seguente nota è apparsa nel catalogo “letteratura ciclistica e libri d’artista”, AdB, 2002, in occasione della mostra collettiva, omonima, a cura mia, Biblioteca Civica Centrale, Venezia-Mestre, 9 ottobre – 9 novembre 2002, nel decimo anniversario dell’associazione ciclo-ecologista “Amici della Bicicletta” di Venezia-Mestre]:
“Il primo è lo sceneggiatore, il secondo il disegnatore. La bicicletta figura in un episodio [su quattro] ma, nelle intenzioni degli autori, è in sintonia con il carattere dimesso dell’eroe anti-eroe, a volte ingenuo, e in cui si riconosce la cosiddetta gente semplice, un ex poliziotto in disgrazia che si adatta a vari lavori ma che, sempre, scopre misfatti e delitti, contribuendo al trionfo della giustizia. Ecco la prima vignetta: ‘Non sa neppure lui perché l’abbia fatto. Forse perché il salario di una settimana corrispondeva esattamente al prezzo della vecchia bicicletta, forse per l’insistenza di Brad a vendergliela. Il fatto è che a un certo punto se l’è trovata tra le mani’. Ma subito scatta l’azione: ‘Il grido di donna lo raggiunge all’improvviso’. Fumetto: ‘Sì, qualcuno ha dei problemi’. Savarese in bicicletta parte in picchiata [riprodotta, non a caso, anche in copertina]. La bicicletta come alleata dei poveri giusti contro i ricchi malvagi in automobile, secondo una visione schematica.”
Faccio seguire, ora, qualche appunto sugli altri tre episodi del fumetto, per completarne la recensione anomala:
Il primo racconto disegnato. Ai tempi prolungati del Ku Klux Klan, un tranquillo uomo di colore, con famiglia, viene legato a un albero, di notte, e barbaramente ucciso da un gruppo di orridi incappucciati, con la falsa accusa di “avere rubato la terra a un bianco”. John Savarese si imbatte nel suo cadavere, accanto a una croce maleficamente esibita dai razzisti, e si mette in contatto con lo sceriffo, che ha la fisionomia appropriata per apparire uno della setta, ne era il capo, infatti. Una didascalia: “Lo sceriffo Graham è grasso come un maiale, ma nel suo ufficio non c’è un granello di polvere. Ogni minuto si asciuga ossessivamente un inesistente sudore. Ha gli occhi da pesce morto”.
Smascherato, tende un tranello a Savarese, che a sua volta sta per essere “giustiziato” dalla società segreta: “Sei accusato di praticare la magia dei negri, di proteggerli, di interrompere il corso della legge. E questo tribunale ti giudica colpevole. Sarai fucilato, ragazzo”. Ma interviene la polizia e la vera giustizia trionfa.
Il secondo racconto è quello già riferito, quello in cui la mobilità di Savarese è affidata a una vecchia bicicletta. Aggiungo che questa volta l’investigatore per hobby si mette con una bella ragazza dal volto angelico [quindi, non ha la fisionomia della poco di buono]. Poi scopre che era implicata nella sottrazione di una grande quantità di denaro, in fuga, con un complice, trovata ammazzata, redenta: voleva restituire la somma. Il detective uccide il suo assassino per legittima difesa.
Il terzo capitolo o il terzo racconto disegnato dà il titolo all’intero albo. Una storia di delitti al limite del “neo-gotico”: due malandrini derubano una povera vedova e la sua figlioletta, uccidendole, e credendo di avere ucciso, con loro, il grande amico della bambina: un omone sordomuto soprannominato “spaventapasseri”. Questo personaggio, sopravvissuto, seppellisce la bambina fra le spighe, in un campo, mettendoci una rustica croce, e si aggira o resta là nascosto nelle fogge di un vero spaventapasseri. Ritorna in paese, di notte, riuscendo a strangolare uno dei due assassini, l’altro fugge terrorizzato dallo “spettro”.
Savarese intuisce tutto questo, cerca il sordomuto e lo convince a fuggire e a nascondersi poiché, essendosi vendicato, potrebbe incorrere a sua volta nei rigori della giustizia: “Se ti troveranno, passerai dei guai. Hai ucciso un uomo… Sì, so che era un assassino, ma questa è la legge”. “Vattene, Spaventapasseri. Io non ti ho visto”. “E incredibilmente il fantasma si è messo in piedi. Incredibilmente, come lo avesse sentito. Poi, trascinando le gambe stanche, si confonde tra le ombre. E Johnny Savarese sa già che non ne tornerà mai più”.
Nel quarto capitolo, o quarto racconto, l’ambientazione sembrerebbe il Messico o, comunque, il Sud degli Stati Uniti, in una sorta di terra di confine. Una bella vedova ma povera, una donna perbene, è costretta a portare il proprio gallo al combattimento, per guadagnare un po’ di denaro.
Un ricco malintenzionato, che già le aveva messo gli occhi addosso, cerca di sedurla portandola all’estrema necessità, facendole uccidere il gallo nel combattimento, l’unica sua fonte di sostentamento. Savarese interviene sottraendolo a un’impari lotta. Pistole. “Il gringo ha fatto bene. Il mio gallo ha perso e non vale la pena di farlo ammazzare. La lotta è finita”. Minacce dell’aspirante seduttore, poi trovato morto, intanto il gallo viene ucciso [ma lo si capisce fra “ellissi” un po’ troppo audaci e numerose].
Savarese, prima incolpato dal fratello della vittima, ma di pasta opposta, fa scoprire che si è trattato di un suicidio involontario, da ubriaco, con colpi di pistola partiti per sbaglio. Quest’ultimo personaggio, un ricco brav’uomo, privato del fratello mascalzone, si avvicina alla bella vedova e ai suoi tre figlioli, per compensazione affettiva, e per intercessione di Savarese, in un lieto finale abbastanza esplicito.
Ho accennato alle “ellissi”. Nel linguaggio del fumetto sono le parti mancanti in una sequenza di vignette o in una striscia, in una tavola, da intuire, da ricostruire nel corso della lettura e del visionamento. Un esempio: due ceffi tengono in mano un gallo e minacciano di tirargli il collo per provocare Savarese, per indurlo alla rissa e a smammare dal paese, dove non è gradito. Molto più avanti, in un balloon, il detective volontario, ex poliziotto, conversando con la bella vedova, dice: “Che pensi di fare, ora che non hai più il gallo?”. Solo a questo punto sappiamo con certezza che fine ha fatto la povera bestiola. Nessuna didascalia ce lo ha detto. Non ci sono disegni che la mostrano morta.
Una tecnica molto tipica del fumetto, per esigenze di efficacia narrativa e per limitare il numero di pagine, il numero dei disegni, la griglia imposta dagli editori. Tuttavia, in questo albo le “ellissi” sembrano prevalere sulle vignette eloquenti, a volte si fatica a seguire il filo del racconto [sia pure cercando di aguzzare l’intuito]: potrebbe essere un freno voluto per rallentare la lettura [questo genere di freni e tanti altri valgono anche per le narrazioni esclusivamente letterarie].
I disegni di Domingo Mandrafina, però, chiari, nitidi, a colori, realistici nella dose giusta, ricalcano con sobrietà i canoni più tradizionali del fumetto, privilegiando i primi piani, dando ai volti una loro dimensione psicologica, spesso espressivi e godibili anche isolandoli nelle singole vignette.
08:00 Scritto da: auro.lauro in libri e fumetti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: savarese, fumetto, domingo mandrafina, bicicletta, poliziesco | OKNOtizie |
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23/07/2010
AA.VV., Pelo e contropelo, antologia di umorismo grafico e satira politica, Books’ Store, 1975
Giancarlo Pavanello
AA.VV. [Barletta, Bonaretti, Braschi, Buonarroti, Calvano, Casalini (Studio Arcoquattro), Contemori, Della Bella, Dragos Jovanovic-Fera, Forattini, Giuliano, Mairano, Malfatti, Mariotti, Mellana, Origa, Patanè, Skiaffino, Vannini], Pelo e contropelo, antologia di umorismo grafico e satira politica, Books’ Store, 1975. Prefazione di Ferruccio Alessandri. Copertina di Gian Cravero.
Dalla mia “collezione di libri anni sessanta-settanta” [ossia da quello che mi resta in varie scatole della cosiddetta “contestazione globale” di quegli anni], ieri, 21 luglio 2010, ne ho estratti alcuni, fra i quali questo libro interamente dedicato alle vignette umoristiche o satiriche, nella maggioranza delle quali i bersagli principali sono la DC [Democrazia Cristiana] e Amintore Fanfani, paladino anti-divorzista e anti-abortista.
Uno dei limiti di questo tipo di grafica, ma potrebbe essere un suo pregio, è il carattere effimero del messaggio veicolato [contestazione, contro-informazione], nel senso che, a distanza di giorni, di settimane, di mesi e di anni, spesso resta oscuro, essendo direttamente legato alla contingenza giornalistica, a sua volta con un linguaggio e con riferimenti a fatti in evoluzione. Tanto più incomprensibile alle nuove generazioni che non hanno “vissuto” le cronache prese di mira dai satirici e dai vignettisti. Sarebbe necessaria, in un’antologia, una serie di didascalie esplicative, per situare i fatti e gli scontri politici, ma in tutta ovvietà questo resta un compito degli storici, se ci saranno, altrimenti tutto è destinato a scomparire nel nulla, o quasi.
Ferruccio Alessandri, comunque, nella sua nota sottolinea l’importanza rivoluzionaria dell’umorismo e della satira nella lotta politica contro i potenti meritevoli di essere deposti, indegni: “L’autorità imperante si basa sul consenso delle masse, intendendo come consenso anche la rassegnazione o la paura”. Quindi: “L’umorismo, e nella fattispecie la satira, è un agente sgretolatore di questo consenso”. Insomma, ridere di qualcuno significa ferirlo, non rispettarlo, facendolo traballare nella stima degli elettori. “Il disegno satirico ha capacità didascaliche e di sintesi di situazioni che gli altri mezzi di comunicazione non hanno, specie a livello simbolico. Se azzeccato, può distruggere”.
La satira è sempre stata osteggiata dai potenti indegni [se non fossero indegni non sarebbero bersagliati dagli umoristi], spesso a denti stretti per fingere una liberalità fasulla, per cui anche questo libro resta attuale: basta soffermarci sulle vignette che sembrano adattarsi ai nostri giorni, al XXI secolo. In una, di Braschi [Crazy], si fa vedere la bagascia DC come una prostituta di strada: “La bagascia invecchia, ha perso qualche dente, altri ne perderà, ma batte ancora!”. Invece che al partito politico di maggioranza di quegli anni basterebbe pensare alla “casta” attuale, che imperversa da [quasi] un ventennio. E il disegno muto di un televisore visto come la finestrina a sbarre di un carcere, con una semplice didascalia, di Buonarroti: “Televisione: prigione della libertà di opinione”. Quanto di più attuale? E ce n’è anche per i “padroni” [i “capitalisti”, ora si chiamerebbero, in modo soft, “imprenditori”], per il “compromesso storico” DC-PCI, per l’MSI [padre della successiva Alleanza Nazionale]. E così via.
La grafica. Mentirei se io dicessi che tutte queste vignette sono belle, al di là dei messaggi: al contrario, ritengo che ce ne siano di bruttine, in cui il segno appare sciatto e stentato, il che potrebbe essere voluto: infatti, in questo “genere” [artistico-letterario], l’essenziale è la sintesi verbo-visiva arguta, la carica umoristica e/o satirica, l’efficacia. In questo senso, chiunque potrebbe essere in grado di diventare un vignettista o un fumettista, basterebbe volerlo, esserne motivati e cercare le porte aperte. Immagino che solo qualcuno degli autori antologizzati, presumibilmente in parte derivanti dall’humus underground dell’epoca, abbiano continuato con convinzione, affermandosi nell’ufficialità.
16:56 Scritto da: auro.lauro in libri e fumetti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: satira, umorismo, vignette, disegnatori, società, politica, anni settanta | OKNOtizie |
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una foto autografata di Gerry Mulligan e un suo disco [anni cinquanta] [con la copertina di Guido Crepax]
11:33 Scritto da: auro.lauro in autografi, musica | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: gerry mulligan, jazz, autografo, disco, guido crepax, collezionismo | OKNOtizie |
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auro.lauro