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29/10/2010

Augusto Pancaldi [a cura di], manifesti della rivolta di maggio, Editori Riuniti, 1968

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Giancarlo Pavanello

Augusto Pancaldi [a cura di], manifesti della rivolta di maggio, Editori Riuniti, 1968

 

Il mitico “maggio 1968”, soprattutto parigino, deflagrato in tutta la Francia e nel mondo, imponeva vari slogan [in graffiti e in manifesti, in volantini], fra i quali il più famoso è quello dell'“immaginazione al potere”, tutto all'insegna dell'anarchismo creativo e di tanti “maîtres à penser”. Una ondata di ribellione contro il sistema capitalistico-borghese e contro il consumismo, fatta esplodere da studenti e da operai uniti, dai giovani e dalla “classe operaia”, balzata in primo piano anche negli anni successivi, fino al tramonto degli ideali di quella breve stagione e al sopraggiungere dell'involuzione e della contro-rivoluzione. Un'epoca finita ma con “quelle” contraddizioni tuttora imperversanti, sia pure più sfumate, più confuse, più complesse, meno evidenti, in un mondo globalizzato e con emergenze inedite.

 

Il curatore, nell'introduzione, lo stesso anno dei “fatti” raccontati dai documenti, è consapevole che l'ultima parola è destinata agli storici, per spiegarli e per archiviarli. Intanto resta una produzione grafica, una vera e propria “arte del manifesto politico”, nella stragrande maggioranza dei casi uscita da un certo “Atelier Populaire”, come un'opera collettiva, nato dall'occupazione dell'Ecole des Beaux Arts e durato una sessantina di giorni, con circa 250 stampe. Nella [ri]scoperta dell'autogestione e della vita democratica in ogni ambito della vita quotidiana.

 

Le idee più calzanti, espresse durante quella stagione barricadiera, gira e rigira, continuano a serpeggiare fra molte categorie sociali [dire “classi” apparirebbe desueto], con la differenza che, una quarantina di anni dopo, tutto appare più sfumato, disciolto in una rassegnazione generale, latente, senza i riferimenti ideologici – forti – in cui era possibile credere, sui temi dei rapporti sociali e della democrazia, del privato e del pubblico, della felicità individuale e della politica, della cultura e delle arti: lo Stato Tecnocratico, per il momento, ha il sopravvento.

 

Una produzione grafica, con una sua validità estetica, al di là delle lotte vinte o perdute: riallacciata ad autori satirici del passato [per esempio, in Francia: Honoré Daumier] o ad altri periodi storici durante i quali erano state coniugate la ribellione sociale e la rivoluzione con le arti visive: dalla Comune di Parigi del 1870 alla rivoluzione russa, passando attraverso i movimenti quali l'espressionismo, il futurismo, il dada e il surrealismo.

 

Aggiungo: questo libretto coevo ne riporta una scelta, una sessantina di manifesti, ma tutto lascia pensare che da qualche parte esistano raccolte più corpose, o complete. Non venivano solo affissi, venivano anche distribuiti come volantini, a volte a pagamento [per “finanziare”], lo ricorda chi si trovava là, tanto che qualche superficiale mugugnava accusando i manifestanti di opportunismo. Certo, i più avveduti li collezionavano.

 

A parte questo, alcuni manifesti sembrano fatti oggi, tanto attuali sono i temi trattati. Due esempi: “lavoratori francesi e immigrati tutti uniti – lavoro uguale e stipendio uguale”, slogan ripetuto in più lingue, e sulla condizione giovanile [un giovane con la testa fasciata e con una spilla da balia che gli tappa la bocca: “una gioventù troppo spesso preoccupata per il proprio futuro”].

 

Il volumetto riporta in appendice una serie di “slogan” scritti sui muri, ora si direbbe “graffiti”, contro la società borghese e la sua “università” [ossia la sua “cultura”]: considerati atti vandalici dai benpensanti, come adesso. Di estremo interesse, di grande arguzia e con senso dell'umorismo: “Abbasso il generico/Viva l'effimero/ gioventù marxista pessimista”, “Amatevi gli uni sugli altri”, “La barricata chiude la strada ma apre la via”, “E' vietato vietare. La libertà comincia con un divieto: quello di nuocere alla libertà degli altri”, “Elezioni puttane”, “Finirete tutti per crepare di comodità”, “Frontiere = repressione”, “Inutile restaurare. La struttura è marcia”, “Non liberatemi. Lo faccio da solo”, “Piegati e bruca”, “La poesia è nelle strade”, “Il potere inganna. Il potere assoluto inganna assolutamente”, “Sbottonate il vostro cervello con la stessa frequenza con la quale sbottonate i vostri pantaloni”, “Un uomo non è stupido o intelligente: è libero o non lo è”, “Viva de Gaulle. (Un francese masochista)”. [Il generale De Gaulle, presidente della repubblica, di destra, e i suoi sostenitori erano un bersaglio privilegiato].

 

 

 

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