30/12/2010

Franceso Tullio Altan: calendario 2011, La Repubblica – L'Espresso, 2010

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Giancarlo Pavanello

Francesco Tullio Altan – calendario 2011, La Repubblica – L'Espresso, 2010

 

Anche i calendari [assieme alle agende], un altro settore del variegatissimo mondo del collezionismo. In tutta evidenza va ripartito in raccolte sotto-tematiche: liberty, illustratori primo novecento, riproduzioni di opere religiose, fotografici [paesaggistici], donnine, nudi, sportivi [suddividendo ulteriormente, dal calcio al ciclismo, e così via]. Un giorno o l'altro vorrei raggruppare tutto quello che trovo in cantina e in altri ripostigli domestici e chissà che non emerga qualche scoperta degna di rilievo. Un filone potrebbe essere l'umorismo [la vignetta umoristica], assieme alla satira, come quest'ultimo di Altan.

 

La copertina ricorda che nel 2011 ricorre il 150° anniversario dell'Unità d'Italia. E già questo basta per anticipare che le vignette seguenti, senza averne l'aria, ossia non nominando i fatti e i personaggi troppo evidenti, alludono alla situazione sociale e politica della nazione: l'attesa della fine di un'epoca nefasta [o di un regime], i giovani “senza futuro”, il “tunnel” da cui vorremmo uscire, in aprile l'“avvoltoio” che non fa primavera, in luglio lo “scafista supremo”, in novembre il caimano [non nominato ma con la faccia verde] che non vuole morire perché ha paura di essere fischiato al suo funerale, la crisi, le difficoltà economiche che non inducono all'ottimismo, i tagli alla scuola e alla cultura, i tagli.

 

Per la meteo di giugno: “Basta buonismo: avrete un'estate fetente”. In settembre: “Si torna a scuola: portatevi la carta e l'insegnante da casa”. In tutto tredici grandi vignette.

28/11/2010

due scatole di latta [la prima, con una immagine in atmosfera natalizia] [anni cinquanta?]

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19/11/2010

bambole: dalla collezione di Luigia

una piccola bambola anni venti:
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bambolotto "Celba" anni quaranta:
 
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una mini-"Furga" primo tipo, 1967, in primo piano a sinistra, in un gruppo di bambole:

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gruppo di bambole in celluloide:

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bambole "Furga" "primo marchio" anni sessanta:

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una bambola "Furga" anni sessanta:

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bambola in celluloide del tempo delle nonne:

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10:53 Scritto da: auro.lauro in collezionismo | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: bambola, collezionismo | OKNOtizie |  Facebook

10/09/2010

C. Bruno [parole] e E. Rusconi [musica], E’ arrivato Nicolà!?..., Edizioni E. Rusconi, s.d. [anni trenta?]

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uno spartito musicale

 

C. Bruno [parole] e E. Rusconi [musica], E’ arrivato Nicolà!?..., Edizioni E. Rusconi, s.d. [anni trenta?]

 

 “Trafficando salumi e formaggio,/ laggiù nel villaggio, Nicolà…/ Di milioni, gioielli e brillanti,/ ne ha fatti… ma quanti?... Chi lo sa!/ E’ padrone di mezzo paese;/ compra tutto, non guarda alle spese;/ e, con l’aria di grande signore,/ col treno a vapore, venuto è in città…/ questo è quello che fa Nicolà!”

 

“E’ arrivato Nicolà/ con la figlia e la comare…/ Più ne spende e più ne ha!/ […]/ Pirupirulì… Oilè!/ Pirupirulà… Oilà!/ Questo è quello che fa Nicolà!”

 

“Case e ville, sui monti e sul mare/ […]/ Ha comprato un battello a vapore/ che al Lago Maggiore porterà!/ Ed ancora la cosa è indecisa/ se si compra la torre di Pisa,/ Marechiaro col porto e il vulcano/ e il Foro Traiano che a Roma ci sta/ questo è quello che fa Nicolà!...”

 

“[…]/ tutto questo è una storiella/ che sia brutta oppure bella,/ voi cantate insieme a me:/ Piripirulì… Oilè!/ Piripirulà… Oilà!/ Questo è quello che fa Nicolà!”

23/07/2010

una foto autografata di Gerry Mulligan e un suo disco [anni cinquanta] [con la copertina di Guido Crepax]

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25/05/2010

G. Setti, Domenico Savio, Libreria Dottrina Cristiana, s. d. [anni quaranta – anni cinquanta?], disegni di E. Fiorio [non reperibili altre notizie sugli autori] [collezionismo di immaginette e di libri religiosi]

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Giancarlo Pavanello

 

G. Setti, Domenico Savio, Libreria Dottrina Cristiana, s. d. [anni quaranta – anni cinquanta?], disegni di E. Fiorio [non reperibili altre notizie sugli autori].

 

Un albo interamente illustrato, come un fumetto ma con didascalie narrative, quattro per pagina. La vita di un giovanissimo santo, nato nel 1842, morto nel 1857, lo si vede in culla e sul letto di morte, e dopo, quando appare al padre e, in sogno, a Don Bosco, suo maestro.

 

La storia di un bambino buono, che più buono non si può, in famiglia, con i coetanei, con i compagni di scuola, con i superiori, quando decide di indirizzarsi alla vita sacerdotale, precocissimo difensore della fede cattolica. In una vignetta [ce ne sono quattro per pagina], vediamo “un elegante giovanotto” che si introduce nell’Oratorio… e subito diciamo “ahi ahi” [sospettosi, pensando con malizia all’attuale psicosi della pedofilia], invece no, vuole seminare zizzania, sì, ma la sua corruzione dei giovani consiste nel fare “strani apprezzamenti sulla religione, sulla Chiesa”, censurando “preti e frati”. Subito Domenico lo smaschera [“Era un protestante”]. E si allontana, portando con sé gli amici.

 

Purtroppo, non è solo buono, appare anche strano [è inquietante, ci fa ribellare contro i fattori famigliari e ambientali che lo portano a esagerare più delle sue forze, facendoci ritenere la sua malattia e la sua morte una conseguenza delle  sofferenze auto-inflitte [dal punto di vista moderno e senza indagare la realtà storica, limitandoci a questa pubblicazione follemente edificante, molto datata].

 

Si esercita nella mortificazione raccattando i “bocconcelli” in refettorio e mangiandoseli [per fortuna interviene Don Bosco, suo padre spirituale, a farlo desistere, altrimenti “chissà dove sarebbe arrivato”].

 

Un giorno un assistente gli trova sul letto “pezzi di legno, sassolini, gusci di noce” [per fare penitenza].  Un altro giorno Don Bosco lo trova in chiesa, “in estasi”, “un piede sull’altro”, “una mano appoggiata sul leggio dell’antifonario, l’altra sul petto, con la faccia fissa rivolta al tabernacolo”: “Quell’attimo divino era durato sette ore!”. Povera creatura: in odore di santità a quell’età, è veggente, avverte che nella soffitta di una casa “una povera operaia” è  “agonizzante” [ansioso di procurarle i conforti religiosi]. E dopo la morte, in Paradiso, nel 1927, invocato dalla mamma di un bambino moribondo, lo guarisce all’improvviso, quando il medico curante “ha già scritto la dichiarazione di morte”.

 

I disegni sono disarmanti e affascinanti, nel loro realismo morbido, oleografico, a tinte opache, da immaginette, accuratissimo nelle ambientazioni interne e nei paesaggi, nell’abbigliamento dei personaggi [perfino i bambini sotto i dieci anni sono vestiti come ometti in calzoni lunghi, panciotto e giacca, camicia bianca e cravattino-papillon, di quelli ad angolo], negli utensili e nei decori dell’epoca.

 

Gli appassionati di fumetti vorrebbero inserire i fumettisti e gli illustratori nella storia dell’arte [a volte i confini fra i due generi di disegnatori non sono netti]: teoricamente sono d’accordo o, forse, sarei d’accordo, ma una ricognizione soddisfacente dovrebbe comprendere, come minimo, tutta la produzione di un secolo, decennio dopo decennio, a prescindere dai contenuti. Insomma, il realismo delle storie metropolitane degli ultimi decenni del Novecento, con i giovani alla moda, con i miti contemporanei, con il “pop” o con il “fantasy” o con l’ “horror”, e così via, con i loro autori più ammirati, non deve  prevalere per forza di cose e in modo acritico su quello che è servito a raccontare una storiella edificante di un ragazzino decisamente lontano dalle nostre sensibilità laiche.

22/12/2009

Giancarlo Pavanello: un ex-libris [primi anni novanta] + un'etichetta d'artista [il vino: i fumi cotti di Ripe S. Ginesio, 2003]

 
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17/08/2009

Bonvi: Sturmtruppen Storiken [fumetti]

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Giancarlo Pavanello

 

Bonvi, Sturmtruppen Storiken, 1989-1990

[recensione anomala]

 

Bonvi, Sturmtruppen Storiken, “trimestralen” n. 4 [dicembre 1989, strisce nn. 542-720, per errore in copertina viene indicato il n. 718] e n. 5 [marzo 1990, strisce nn. 721-898, per errore in copertina viene indicato il n. 798], tutte del 1971-1972 : “pubblicazione di 4 numeri all’anno di strips cronologiche e datate”, G. Vincent Edizioni [il direttore è l’autore stesso, Franco Bonvicini]. Non edizioni originali ma prime edizioni [comunque, nei casi dei fumetti pubblicati a puntate la distinzione non è netta].

 

L’unico tema di queste strisce è l’antimilitarismo in generale, per forza di cose e per incisività prendendo di mira una particolare categoria, quella dei militari tedeschizzati vagamente nazisti, ossia i “crucchi”, ma al di là di questa o quella guerra, senza una presa di posizione contro un determinato popolo, sono presi di mira tutti i soldati del mondo: la stupidità delle guerre.

 

Macabro, grottesco, grand-guignol: c’è tutta la gamma beota e sado-masochista, truculenta,  del mondo militare e della guerra, appartenente alle tradizioni linguistiche dei ceti popolari, da sempre coinvolti in queste truppe universali. Nell’introduzione all’albo n. 4, tratta dal volume “Sturmtruppen, il fumetto di satira antimilitarista” [Gammalibri Edizioni, 1981], Giorgio Ferrari  ne fa un elenco, concludendo: “constatiamo che moltissimi stilemi sono diventati una costante bonviciniana ma, come tale, anche ripetitivi”.

 

Nei disegni [nella scia delle vignette umoristiche con gli omini tutti testa, naso e piedi, tuttavia con impronta personale e inconfondibili], il linguaggio è inventato, un misto di italiano e di tedesco ridotto, come nell’immaginario collettivo, a suffissi in “en” [nemiken, mitragliatricen, perikolen], alla “v” pronunciata come “f”, a qualche congiunzione “und” invece di “e”, eccetera.

 

Forse l’antimilitarismo non è più una bandiera delle nuove generazioni, come negli anni settanta [ora prevalgono la destra perbenista e ipocrita, il militarismo o l’indifferenza, ovviamente con tante eccezioni], per cui emblematica diventa una “striscia”, in cui entra in scena una recluta che si autopresenta: “… Eccomi finalmente giunto tra foi, kamareden:… falsificando la mia data di nascita sono riusciten ad arruolarmi volontario ed ora, per la gloria della patrien, sono pronto a gettare il mio cuore di biondo liceale diciottenne al di là dell’ostakolen!...”. Plagiato dai professori che gli hanno inculcato gli “immortali valori” [non quelli veri, quelli falsi] e i “sacri confini” della patria. Quindi, si chiama “soldaten Sigfrid Von Nibelunghen”.

 

Nell’albo n. 5 un “bonvizionario” [“24 paragrafi in veste di lemmi”] di Gianni Brunoro, sull’autore e sulla sua storia, sui temi trattati e sulle parole-chiave, per interpretarne il mondo e apprezzarne la carica e l’impegno politico, per esempio: “tandem”, un vocabolo che fa ricordare l’epoca in cui il fumettista, candidato comunista, “circolava per le vie di Bologna” assieme al candidato socialista, per simbolizzare l’ “unità delle sinistre”, una carica ideale che già, a livello nazionale, era minata dalla tendenza opportunistica a disgregare le forze di  opposizione al centro-destra [che negli anni settanta erano perfino passate  in minoranza nelle preferenze degli elettori].