09/08/2010
Sergio Vecchio, L’Arca delle Chimere, Archivio/Laboratorio di Paestum, s.d. [2009?]
Giancarlo Pavanello
Sergio Vecchio, L’Arca delle Chimere, Archivio/Laboratorio di Paestum, s.d. [2009?]
Un libro d’artista, anche se non è indicata la tiratura [presumibilmente abbastanza limitata], non autografato. Riproduzioni di disegni dell’autore su pagine di carta nera: immagini a tecnica mista [penna, acquerello, eccetera], in b/n, su fogli di diverso formato, i contorni frastagliati fanno pensare a supporti artigianali, a mano.
Le immagini: templi, animali [pesci, uccelli, molti pipistrelli], sirene, biciclette, reperti archeologici, attrezzi da lavoro, autoritratti, treni, la vecchia stazione ferroviaria di Paestum. Quest’ultimo tema è un chiodo fisso dell’autore, detto in senso positivo, come qualcosa di molto sentito, sapendolo da fonte diretta: qualcosa che rientra nei “sogni” o nelle “chimere” individuali.
Si vedano, sull’autore, le due note inserite in un mio catalogo: “la ricostruzione del paradiso terrestre [terre risanate, acque depurate, aria pulita, sole benefico] nelle scritture anomale e nella poesia figurata [libri d’artista, oggetti, corrispondenza tattile], ixidem, 2006 [per la mostra omonima, collettiva, in cui era presente con due opere]:
“Sergio Vecchio: ‘alla mia bicicletta nera in panne’, [Salerno-Paestum], Edizioni Archivio di Paestum, s.d. [2003], 9x29, es. 1/1. Libro rilegato, 48 pagine + risguardi, contiene venti disegni a carboncino, matita e inchiostro di china su vecchia carta assorbente, e due pagine di testo manoscritte [un’introduzione-dedica, fra cui si legge: ‘ai copertoni e alle camere d’aria da cambiare, ai freni del manubrio da sostituire’]. I risvolti più oscuri nella vita quotidiana a ridosso dei siti archeologici”.
“Sergio Vecchio: ‘non ho santi in paradiso’, [archivio/laboratorio di Paestum], 2006, 29,3x24,2, es. 1/1. Libro di 36 pagine rilegate definito ‘romanzo popolare’, con l’immaginetta di S. Antonio con Gesù Bambino in copertina. Comprende acquerelli, disegni a matita e a inchiostro di china, pagine manoscritte: ‘non ho visto angeli attraversare il mio giardino’, ‘dicono che […] la bicicletta è archeologia’, ‘sirene danzanti e veline ondeggiano i loro corpi nel mio paradiso senza informatica’. L’autore esprime la propria amarezza per la sordità delle amministrazioni locali che hanno bocciato il suo interessantissimo progetto di creare un grande archivio-laboratorio-museo negli edifici dell’ex-stazione ferroviaria di Paestum [Salerno], con reperti e documenti d’epoca e con una collezione di opere d’arte sue e di altri numerosi artisti, il che non stupisce in un’Italia sorda e miope quando si tratta di valorizzare i beni culturali”.
Nell’“Arca delle Chimere” colpisce la totale mancanza di prospettiva: tutti i disegni [o disegnini, nel senso non riduttivo di “immagini di piccole o piccolissime dimensioni”] sono tracciati alla rinfusa, in una sorta di mondo alla rovescia, pesci in alto, uccelli in basso, a volte come schizzi veloci in punta di penna, a volte come macchie fosche: sembrerebbero neo-geroglifici in stile realistico, disposti sulla pagina come una scrittura disordinata o casuale, documenti di un immaginario personale, tutto quello che l’autore sembra desiderare di proteggere nella propria “arca”.
Lo rivela con chiarezza l’autore stesso nell’unica pagina letteraria del libro, un testo manoscritto riprodotto in quarta di copertina, in terza persona [“il pittore”], con la data del 2009 [con una piccola licenza, decido di uniformare non indicando le maiuscole]:
“s’imbarca sul treno tra le onde del pantano in direzione dell’ignoto alla ricerca di un nido di conchiglie dove mettere al sicuro la sua compagna, il cane, i gatti e la civetta”.
“si spengono i motori e la barca si blocca nella melma dei binari divelti della stazione fantasma. topi, pipistrelli e serpenti di fogna sguazzano felici nel lerciume della ferrovia in cui vengono inghiottiti saltimbanchi del circo, puttane di corte, capitelli e libri contabili di aziende chiuse da una secolo, si salvi chi può”.
“chiodi, martelli, zappe e falci, vari attrezzi di agricoltura scompaiono tra le rotaie e la sabbia. il motore è in avaria, fango, pirati e ortiche sulla prua non impediscono tuttavia al marinaio di campagna di riprendere il viaggio della fantasia con i remi, tutti a bordo per la partenza, per nuove geografie di segni e di incertezze e di chimere tra i solitari labirinti della pittura”.
Una visione cupa, pessimistica, apocalittica, barocca, allusiva, l'arca della salvezza diventata una nave dei folli in avaria, uno specchio astratto delle realtà contemporanee, comprese le amministrazioni pubbliche e la polis.
16:59 Scritto da: auro.lauro in libri d'artista | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: sergio vecchio, libro d'artista, disegni, paestum, treni, chimere, paradiso | OKNOtizie |
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03/08/2010
Mario Barberis: Gesù fra noi, Casa Editrice Cultura Religiosa Popolare, s.d. [ma c’è un imprimatur del 1932]. “Figurazioni religiose di Mario Barberis con commenti illustrativi dell’autore”
Giancarlo Pavanello
Gesù fra noi, Casa Editrice Cultura Religiosa Popolare, s.d. [ma c’è un imprimatur del 1932]. “Figurazioni religiose di Mario Barberis con commenti illustrativi dell’autore”.
Su una bancarella di libri vecchi, mi aveva colpito subito, una ventina di anni fa: sapevo che Mario Barberis [1893-1960] si trovava nelle storie dell’illustrazione italiana, sia pure liquidato in poche righe o appena citato: cerco, ora, di formulare meglio quello che mi balenava nella mente come una fuggitiva intuizione superficiale.
E’ un vero e proprio “libro d’artista”, con testi e disegni dello stesso autore. Il soggetto e il contenuto possono non piacere o non essere condivisi [ma questo è un altro discorso, su cui mi astengo]. All’inizio restio ad accettare l’idea della fine delle avanguardie, a poco a poco mi sono ricreduto [fatte salve, comunque, le mie preferenze di tendenza], essendo “nuovo” quello che si impone in una certa epoca nell’ambito delle ricerche creative non commerciali e non industriali, sia pure trattandosi di riprese e di ripescaggi evitando la maniera. Qualcosa di autentico nel corso definito “postmoderno”, che rimodello in termini semplici e personali, un tantino inappropriati, come un rimescolamento delle carte, in cui è possibile [quasi] tutto e [quasi] il contrario di tutto.
Perché si dovrebbe accettare il realismo dei fumetti che vanno o andavano di moda fra i giovani o fra gli intellettuali e non quello di un autore dai contenuti mistici e religiosi appartenente al primo Novecento?
Avevo già inserito questo libro fra i reperti d’epoca e fra gli oggetti del collezionismo [accanto a opere di contemporanei] nel catalogo della mostra “la ricostruzione del paradiso terrestre [terre risanate, acque depurate, aria pulita, sole benefico] nelle scritture anomale e nella poesia figurata] [libri d’artista, oggetti, corrispondenza tattile]”, ixidem, 2006 [nella Sala Civica della Biblioteca Comunale di Casatenovo, Lecco]. Il vezzo: in ordine alfabetico tutti gli artisti, sia quelli “trovati” sia quelli invitati, a cominciare dagli “anonimi”. Ecco la nota su Mario Barberis:
“L’autore presenta numerose ‘figurazioni religiose’, illustrazioni di episodi del Vangelo e dei suoi ‘commenti’ [ora si direbbe semplicemente ‘testi e disegni’], fra le quali va presa in considerazione ‘la risurrezione’ per inserirla nella prospettiva di un ‘nuovo paradiso terrestre’. Purtroppo, un solo cenno al Gesù ‘ortolano’ o ‘giardiniere’, così lo vede Maria di Magdala quando si reca nel giardino di Giuseppe di Arimatea, dove è stato sepolto, prima di accorgersi che è risuscitato, morto per riscattare la colpa di Adamo ed Eva: l’incarnazione del rinnovamento, la promessa e l’attesa di un nuovo Eden. L’immagine, tuttavia, mostra solo i volti dei due personaggi, di profilo: i dettagli del contesto vanno immaginati [il sepolcro scoperchiato, la vegetazione, la scena del ‘noli me tangere’], ampiamente diffusi in tanta iconografia.”
completamento della recensione anomala
Nell’introduzione [in terza persona ma probabilmente scritta dall’autore stesso sulle proprie intenzionalità], si accenna anche agli aspetti tecnici: adotta il disegno “a bianco e nero” ma su un supporto adatto alla “esplicazione del pensiero”: il foglio di legno di pioppo, per “la vita che ancora serba nelle tracce delle sue venature”. Basterebbe questo per annoverare il libro fra i “libri d’artista”, per di più il volume, del tipo “albo”, ha pagine beige chiaro [solo in minima parte per effetto del passare del tempo], mentre i caratteri e le immagini sono “marrone”.
Emerge soprattutto un afflato religioso che ha spinto l’autore a rileggere alcuni episodi del Vangelo e della vita di Gesù Cristo, interpretandoli alla luce della propria epoca, come per riportarlo nel XX secolo [il titolo lo dichiara con chiarezza]. Ecco, quindi, dall’inizio, il Redentore adulto che tiene fra le mani un bambino sorridente in una straordinaria espressione del viso [tutti i bambini sono sacri come il bambinello dei presepi delle immaginette], in un rimescolarsi di nuclei tematici, presentati in senso non cronologico: le offese [il bacio di Giuda], la morte [il crocifisso e i ladroni], la madre [al sepolcro], la voce [i “duri di cuore”, gli “avvertiti”, gli “eletti”], i suoi “doni”, la “creatura” [la società contemporanea], fino alle “moltitudini”. A questo punto, nel capitolo conclusivo, l’autore sembra abbracciare le dottrine sociali, con grande sensibilità, poiché affronta la questione delle “masse”, degli “umili”, dei “poveri”, dei “derelitti”, dei “caduti” [i sopraffatti dal “dolore”]: “Sono coloro che soffrono per amore di giustizia, coloro che soccombono sotto la sferza dell’odio, sotto il giogo degli egoismi e delle avarizie. Sono coloro che piangono e che nessuno difende”.
“Venite, benedetti dal Padre mio, possedete il regno preparatovi fin dalla fondazione del mondo. Perché ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi deste da bere, fui pellegrino e mi ricettaste, ignudo e mi copriste, infermo e mi visitaste, carcerato e veniste da me”.
Non essendo soggetto a tagli per ragioni di spazio o per qualche linea del “direttore” e del “proprietario” di una testata, vorrei concludere estrapolando alcune parti segnate a matita al momento della rilettura di questo libro, senza rinunciare a qualche punzecchiatura [ma preferirei vere e proprie stilettate] nei confronti di tanti “politici” ipocriti che sbandierano i crocifissi e di tanti esponenti del mondo cattolico, dai parroci di campagna ai sacerdoti-imprenditori e ai notabili del Vaticano, con uno scarso spirito cristiano quando sostengono a parole e nei fatti tutto quello che va contro lo Stato Sociale che dovrebbe proteggere e sostenere le “moltitudini” di cui ci parla Mario Barberis sulla falsariga del Vangelo.
“Così scende la dolce promessa di Gesù sulle genti stanche, sfiduciate, pensose, sui lavoratori umili, ignorati, incisi dalla sofferenza, incalliti dal lavoro, induriti dal travaglio della lotta silenziosa e cieca, dal terrore di una miseria costantemente in agguato, sulla soglia della povera casa difesa con tutti i muscoli della loro carne annerita”.
“Così scende la dolce parola, ed entra Gesù nell’officina, il Gesù operaio, il Gesù che nella bottega di Nazaret, sul bancone di Giuseppe, perfetto artigiano e industre lavoratore, aveva imparato la nostra bella arte umana, aveva provato i suoi giovinetti muscoli alla nostra santa fatica, aveva corrugato la sua fronte divina al pensiero intento nel nostro benedetto lavoro sostentatore”.
Si potrebbe obiettare che queste righe fanno “ottocento” e “novecento”: un dibattito marxiano sulle “fabbriche” e sulle “officine” dei vecchi tempi, con quello che ne consegue, il socialismo tutto “sole dell’avvenire” e il comunismo tramontato, una più moderata socialdemocrazia. Ma, senza preconcetti intellettualistici o arroganti, legati alla consapevolezza della fine di un’epoca e della nebbia che sommerge quella attuale, basterebbe pensare che l’autore sta parlando, in generale, dei lavoratori e delle loro famiglie, compresi quelli [ante litteram] dei call center e degli uffici super-tecnologici, con cellulari e computer, dei supermercati, e così via.
L’“operaio Gesù” è il lavoratore Gesù: “Quando alla sera di queste nostre turbinose giornate di lavoro, durante le quali tutte le nostre energie si sono impegnate nella tensione o del pensiero o della fatica, o della lotta o dell’amarezza, e sulle grandi città il ritmo delle ruote metalliche ruggenti nelle officine si allenta, si spegne al sibilo delle sirene, pare che dal Cielo crepuscolare verso cui si volgono gli occhi a bere un sorso di luce, venga la voce di Cristo […]”.
Notevolissimo il disegno “Gesù e gli affaticati”: sembrerebbe l’interno di un vecchio tram di Roma o di Milano [ora c’è anche il métro ma la scena resta simile], con persone allineate, fianco a fianco, donne, uomini, bambini, lo sguardo triste, stanchi, sonnacchiosi, tra i quali siede il Redentore, esattamente come uno di loro:
“Ma per le vie tentacolari delle metropoli scintillanti di costellazioni elettriche, le folle lavoratrici si ingorgano, si addensano, si smistano verso la periferia”.
Accenti fra il crepuscolare e il futurista: le “costellazioni elettriche” sono solo due parole, un’intera poesia.
“Assalgono impazienti, brutali quasi, le veloci vetture tranviarie, entro cui si accasciano, rovesciando la stanchezza sui sedili; e i carrozzoni fuggono lungo le vie metalliche, collegando in un susseguirsi di rapidità rettilinee i luoghi del lavoro e della fatica con i focolari dell’amore e della preoccupazione. Sintesi umane, che attraversano fugaci vie e piazze e sobborghi, sperdendosi verso i confini della città […]”. [Nota: i tram: “sintesi umane”].
“Vanno: ed è questo il pulsare del sangue umano che batte nelle arterie della città, sangue avvelenato dalla stanchezza, convulso dall’urgenza, palpito di creature che, assorbite dal tormento della carne e dello spirito, non si accorgono che fra loro vi è un Uomo che è Dio, che fra loro si è assiso Gesù”.
Tuttavia, l’intento anti-rivoluzionario e anti-comunista [una parola taciuta] è esplicito, e proprio per questo tutto il discorso “socialdemocratico” riappare attuale [l’autore non poteva prevedere gli esiti della storia sul finire del XX secolo]:
“E, nel caotico sovvertimento degli ordini sociali e morali, spirituali e religiosi, nel frantumarsi di ogni civile architettura, nell’infrangersi della divina armonia, divampa terribile il rogo maledetto della rivoluzione esecrata”.
Però dubito che, al giorno d’oggi, l’autore sarebbe un sostenitore delle forze politiche [di destra] che si fanno paladine della corruzione morale, della illegalità e della prepotenza sociale. Un illustratore di libri a carattere religioso e di immaginette devozionali, fra tanta produzione pittorica su commissione, certo, ma dai contenuti “sentiti” o fatti propri nella propria spiritualità. Infatti: “Ma se la vostra giustizia non sarà maggiore di quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel Regno dei Cieli”.
10:46 Scritto da: auro.lauro in libri d'artista | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: mario barberis, gesù cristo, vangelo, libro d'artista, disegni | OKNOtizie |
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27/07/2010
Giancarlo Pavanello: poesie inedite [poesie-fumetti] [2006-2009], ixidem, 15 copie numerate e firmate [libro d'artista]
07:56 Scritto da: auro.lauro in libri d'artista, poesia visiva | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: poesia, poesia visiva, libro d'artista | OKNOtizie |
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07/06/2010
Giancarlo Pavanello: poesia prioritaria, ixidem, 1999-2004, es. 1/1 [libro d'artista]
08:06 Scritto da: auro.lauro in libri d'artista, poesia visiva | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: libro d'artista, poesia, poesia visiva, arti visive | OKNOtizie |
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