24/11/2010
Christian Straboni – Laurence Maurel, Le Chapeau de Rimbaud, Akileos, 2010
Giancarlo Pavanello
Christian Straboni – Laurence Maurel, Le Chapeau de Rimbaud, Akileos, 2010
L'Arthur Rimbaud di questo fumetto è un “riflesso”, una interpretazione della sua “leggenda”, in parte di fantasia, presumo, anche se gli autori, nei ringraziamenti, dichiarano di avere attinto dalle opere di numerosi studiosi del grande “poeta maledetto” per antonomasia. Reali sono, comunque, le circostanze, gli spaccati di vita africana, l'auto-allontanamento dalla Francia e dall'Europa, la ribellione contro i letterati, contro la borghesia del suo tempo, i suoi traffici [fra cui, il più confessabile, il commercio di armi].
Tuttavia, il racconto disegnato è un intrecciarsi con un'altra vita parallela, quella di un avventuriero corso, un balordo, un omicida, un avanzo di galera, un evaso, un drogato, suo coetaneo, che nelle vignette gli assomiglia [come un sosia], tanto da indurre a pensare che sia del tutto inventato [ma lo ignoro, forse c'è un minimo spunto in un personaggio reale, magari solo una foto-ritratto d'epoca a Bastia], con la funzione narrativa di esserne l'alter-ego: quello che il poeta francese, nella sua cinica ribellione totale, avrebbe voluto essere, almeno nelle proprie fantasie, nelle proprie visioni e nell'esistenza onirica, senza raggiungere tali vertici di maledettismo.
E infatti, come contraltare, nel fumetto la figura di Rimbaud non appare tanto malvagia e aggressiva, come siamo stati indotti a pensare, o almeno non più di tanto. Il titolo stesso indica un oggetto innocuo, un cappello di paglia fatto arrivare dall'Italia, il simbolo del suo carattere cerebrale, perfino maldestro nella vendita di armi al re Menelik.
E' preferibile leggere questo fumetto come una narrazione del tutto fantasiosa, lasciandoci trasportare dal sapiente gioco degli autori fra realismo e sogno, malgrado le coordinate geografiche e storiche evidenziate: l'Abissinia, il porto di Tadjourah, Aden, Menelik il re guerriero dello Scioa.
Nel 1866 il dodicenne corso Jean-Roch Folelli uccide il parroco in chiesa mentre, lo stesso giorno, il dodicenne Arthur Rimbaud fa la prima comunione a Charleville, nel dipartimento delle Ardennes francesi, confinanti con il Belgio. Poi, dopo una “ellissi” di venti anni, nel 1886 i due protagonisti si incontrano in Somalia, entrambi avevano partecipato alla Comune del 1971. Il primo è sempre in fuga, sempre straniero, un assassino, un evaso, un ricercato, il secondo, celebrato in patria come un maestro della poesia, ha una attività di mercante spregiudicato, in attesa di portare attraverso i deserti un carico di armi a Ménélik, allora in Abissinia: 1800 fucili e 80.000 cartucce.
Istruttivo il punto di vista di Rimbaud, convincenti le motivazioni che lo hanno indotto a mandare al diavolo la poesia e il proprio passato fra i letterati e gli artisti francesi: “ la poesia, tutto un risciacquo... i vecchi amici: fantasmi... la poesia era stata il mio progetto ma è preferibile occuparsi di tutt'altro, di cose tecniche e scientifiche... l'arte è una sciocchezza... non sopporto gli imbecilli... l'ipocrisia...”.
Dopo un ammazzamento [uno che aveva scoperto troppo del suo passato e per di più proprietario di un cavallo da sottrargli], Folelli si aggrega alla carovana, dedito alla masticatura del khat, uno stupefacente locale, e alle conseguenti visioni: uno sciacallo parlante, la regina di Saba, poi concretizzata nella reale Makéda, una nera transfuga da una missione, con la quale si mette a vivere more uxorio, smarrito nel deserto e ritrovato, una aeronave onirica [il futuro aereo].
Mesi di cammino attraverso spaventosi deserti senza strade, tensioni con i carovanieri [provvisti di inquietanti coltelli e di lance minacciose], la morte di un cammelliere in un precipizio [si può immaginare, non fortuita, e se ne può sospettare l'autore], tempeste di sabbia, durante i bivacchi ancora le vedute di Rimbaud sulla poesia: “si salva Baudelaire, a volte Verlaine... gli altri sono tutti garzoni di drogheria, rimaioli... la poesia è un inganno... un'impresa vana... la vera formula sta nella vita...”. Altri omicidi [un vecchio missionario, un fabbro fabbricatore di coltelli: malgrado le ellissi, è intuibile l'assassino per futili motivi o per motivi inesistenti... o è tutta una visione].
Infine, non senza essere tampinato dai creditori, e dopo avere incrociato una carovana di schiavi guidati da arabi, Rimbaud arriva al cospetto del re Menelik, il futuro imperatore d'Etiopia, che non gli risparmia un voltafaccia. Guadagni molto inferiori a quelli pattuiti, un fiasco, povero trafficante: per rifarsi, decide di andare al Cairo [in quarta di copertina una breve nota sintetizza: [Folelli e Rimbaud] sono “alla ricerca di un altrove sempre sfuggente”.
Intanto, la storia dell'avventuriero corso, l'alter-ego delle visioni, si chiarisce: aveva ucciso il parroco per vendetta [poiché aveva consegnato il padre assassino alla polizia, poi ghigliottinato]. Sempre più in preda alla follia, incontra due guerrieri neri, uno dei quali, in tutta evidenza, ha rubato il “cappello di Rimbaud” [a suo tempo fatto arrivare dall'Italia]... i quali lo seppelliscono vivo fino alla testa e lo abbandonano al suo destino. Ecco un verso di Rimbaud: “la pelle della mia testa si dissecca”.
L'io narrante, Folelli, morto nel deserto, e Rimbaud, disilluso anche dai traffici e dalla vita avventurosa, si trova su una nave in partenza per il Cairo. In lontananza, vede il cappello sulla testa di uno dei due guerrieri [vagamente assomigliante a quello che, nelle illustrazioni più celebri, indossa Don Chisciotte]. La sua ultima battuta ne rivela la svolta rinunciataria: “non sto bene con il cappello...”. Parafrasando alcuni versi di una sua poesia, “Départ”, “Partenza”: ha visto abbastanza, ha avuto abbastanza, ha conosciuto abbastanza... ha avuto abbastanza visioni.
Il libro termina con alcune poesie del poeta francese e con alcune tavole preparatorie di Christian Straboni, autore del soggetto e dei disegni, in b/n, tracciati con l'immediatezza di segni non indulgenti con i dettagli inutili: essenziali, immediati, neo-espressionisti.
12:40 Scritto da: auro.lauro in libri e fumetti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: rimbaud, africa, menelik, armi, poesia, avventura, fumetto | OKNOtizie |
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27/07/2010
Giancarlo Pavanello: poesie inedite [poesie-fumetti] [2006-2009], ixidem, 15 copie numerate e firmate [libro d'artista]
07:56 Scritto da: auro.lauro in libri d'artista, poesia visiva | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: poesia, poesia visiva, libro d'artista | OKNOtizie |
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07/06/2010
Giancarlo Pavanello: poesia prioritaria, ixidem, 1999-2004, es. 1/1 [libro d'artista]
08:06 Scritto da: auro.lauro in libri d'artista, poesia visiva | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: libro d'artista, poesia, poesia visiva, arti visive | OKNOtizie |
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21/05/2010
[anonimo]: un minuscolo cuoricino-poesia [veniva distribuito da un signore, mi sembra spagnolo, durante un reading, a Venezia, c'erano fra tanti altri Franco Beltrametti e Patrizia Vicinelli, primi anni ottanta]
22:59 Scritto da: auro.lauro in poesia visiva e arti visive | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: cuore, poesia, oggetto | OKNOtizie |
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20/01/2010
Giancarlo Pavanello: il mio computer [con una mia opera sul desk-top]
13:58 Scritto da: auro.lauro in poesia visiva e arti visive | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: computer, poesia, poesia visiva | OKNOtizie |
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